L’ESPRESSO – RASSEGNA STAMPA – CORTI CIRCUITI EROTICI, regia di Roberto Gandus

L’ESPRESSO – RASSEGNA STAMPA – CORTI CIRCUITI EROTICI, regia di Roberto Gandus

Maggio 13, 1999 0 Di Raffaella Ponzo

«Non voglio pin up e maggiorate, ma ragazze della porta accanto. Anzi, del porno accanto».

Tinto Brass

Tinto e i suoi fratelli
12 REGISTI PER 12 FILM HARD

Fabio Sindici

Dodici cortometraggi a luci rosse (durano 25 minuti l’uno), uno per ogni mese dell’anno. Firmati da registi e sceneggiatori, quasi tutti alla loro prima volta con i set a forti tinte sessuali. E scelti e coordinati da Tinto Brass, maestro riconosciuto del porno soft all’italiana. Che succede, Brass, vuole fondare una scuola a luci rosse? «Il cinema erotico è sempre stato trascurato, bisogna far crescere nuovi talenti», risponde il regista.
Brass ha battezzato la serie “Corti circuiti erotici”. Spiega: «Perché sono una contraddizione apparente: in pochi minuti, situazioni di sesso esplicito si devono incastrare in storie originali; i corpi nudi non devono solo esibirsi e accoppiarsi, ma trasmettere emozioni». E in che modo ha tracciato la sottile linea rossa che delimita eros d’autore e pornografia? «Semplice: in un video hard, dopo dieci minuti di eccitazione arriva la noia. Questi film sono invece tanti racconti veri, costruiti intorno a una cosa che nella vita fanno tutti, ma sullo schermo non si vede mai fino in fondo: l’atto sessuale».
Le storie incrociano tutti i generi e tutti i possibili desideri sessuali. Dalla pochade con orgasmi multipli di Silvia Rossi che racconta di combinazioni amorose tra due amiche e un giardiniere in “Fine settimana a Lecco”; alla citazione letteraria di famiglia di Enrico Bernardi che mette in scena una versione senza veli del romanzo “Amore amaro” del padre Carlo Bernardi. Il fotografo americano Roy Stewart ha scritto una storia surreal-sessuale ambientata in una chiesa. L’attrice Gabriella Giorgelli, già passata per i set di Bernardo Bertolucci e di Claude Lelouche, descrive prove tecniche di seduzione a un esame universitario. Il risultato è un ricco caleidoscopio dell’immaginario erotico nazionale. A produrlo è la Patrone home video insieme alla Cinema international communications di Giuseppe Colombo (“Il volo” di Theo Angelopoulos e “Il fantasma dell’opera” di Dario Argento). I corti sono girati in elettronica: andranno in edicola e non in sala, distribuiti in cassette e cd-rom. E sui canali via satellite. «È un nuovo esperimento di mercato, un’operazione fuori dagli schemi», commenta Colombo.
«Con il mercato delle cassette non avrò problemi di censura, mi sento libero», gongola Brass. Quindi i 12 corti oseranno di più dei film di Brass sul grande schermo. «Voglio dei veri porno d’autore, ma un sesso positivo, senza drammi», dice il regista: «E visto che è il momento delle pari opportunità, le voglio anche al cinema: dunque, chiamerò almeno sei registe donne, con film che possano far scattare le fantasie di un pubblico femminile». Lui passerà in rivista tutti i set e parteciperà al montaggio. Non solo. Come già Alfred Hitchcock, Brass si è ritagliato un cammeo di recitazione in ogni film. Sarà un guardone che spia una bella ragazza sulla spiaggia, un capostazione, un feticista autoironico. Poi, in un corto diretto proprio dalla moglie, Carla Cipriani, interpreterà un sacerdote che comunica un gruppo di lolite. Già, e le famose brassine? «Non voglio pin up e maggiorate, ma ragazze della porta ac-canto. Anzi, del porno accanto».

Caroline, Loredana e le altre
LE STAR DEL NUOVO TREND

Fabio Sindici

C’erano una volta le pornostar. Cicciolina, Moana, Milly… Altri tempi. Perfino il loro pigmalione, Riccardo Schicchi, il papà del porno all’italiana, ora esita: «È vero, le star di ieri hanno perso slancio. Milly D’Abbraccio e Debora Wells aspirano a fare le vallette televisive; Mercedes Ambrus gira film con i Vanzina. E sui set dei registi che fanno gli hard impegnati arrivano le attrici vere, come è logico. È questo il nuovo trend».
Le interpreti dell’eros di culto riscuotono successo di pubblico e di critica. In Francia, Caroline Ducey, la protagonista di “Romance”, è stata salutata come la Sandrine Bonnaire del 2000. Lei, una ragazza bruna, magra, un volto comune, sul set si trasforma fino a vivere esperienze sado-maso con la massima disinvoltura. Già, queste attrici del nuovo filone erotico non hanno paura del sesso spinto sul set. «All’inizio è difficile, poi capisci che fa parte della vita e quindi puoi recitarlo», dice Loredana Cannata, esordiente siciliana con la “Donna lupo”, il nuovo film-scandalo di Aurelio Grimaldi. Lei, 23 anni, minuta, un look misto di sesso, acqua e sapone, non si è scomposta per le polemiche: «Meglio fare sesso sul set che sul sofà di un produttore», provoca. Ora è in lizza per l’altro episodio della trilogia femminile di Grimaldi, “La donna antilope”, e per il film che Tinto Brass si appresta a dirigere sulle bugie dell’altra metà del cielo. Intanto gira uno dei dodici corti erotici supervisionati proprio da Brass; e lavora in teatro: prima una versione hard del “Girotondo” di Arthur Schnitzler, poi un’altra pièce calda, “Orgasmica soiré”, dove recita tre amplessi in epoche diverse.
In Italia, il drappello delle attrici erotico-intellettuali annovera Elisabetta Cavallotti, 31 anni, silhouette esile e slanciata, chiamata a interpretare l’ascesa e il declino di una pornostar molto somigliante a Moana Pozzi in “Guardami” di Davide Ferrario. Per documentarsi, la Cavallotti è andata a Budapest, dove i registi dei video hard selezionano i loro cast: «Il primo impatto è stato disgustoso: ai provini i produttori procedevano a vere visite ginecologiche con la cinepresa. Poi, sul set mi è sembrato tutto più normale, più dignitoso», racconta. E si è documentata anche Anita Caprioli, milanese di 25 anni, che interpreta una pornostar in “Venti” di Marco Pozzi, autore al suo primo lungometraggio. Dice: «Il mio modello è la pornostar Manuela Falorni, la Venere bianca: ha quel giusto mix di freddezza e dolcezza che cercavo per il mio personaggio».
Altre star dell’hard d’autore (tutte, tra l’altro, selezionate da Tinto Brass) sono Raffaella Ponzo, già protagonista del “Corpo dell’anima”, ultima fatica di Salvatore Piscicelli, uno dei registi italiani più intellettuali; Fiorella Rubino e Francesca Nunzi, apprezzate attrici di teatro. E se a Parigi furoreggia la Ducey, la regina della scena sexy-cool londinese è Guineviere Turner. Attrice di culto in film indipendenti come “Go fish” (storia di relazioni lesbo), gay dichiarata, con gambali di cuoio, tuta di lattex e frustino, ha fatto la dominatrice in “Preaching to the perverted” (predicando ai pervertiti), commedia sadomaso che ha spopolato ai botteghini.

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